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Nous seconderons pour ce qui regarde le continent, puisque
les macaroni ne sont pas encore cuits, mais quant’aux
oranges qui sont dejà sur notre table, nouse sommes
bien décidés à les manger.
…le
arance sono già sul nostro tavolo e quando i maccheroni
saranno cotti, li mangeremo.
Così,
nel 1860, Cavour descriveva e prevedeva i futuri scenari
politici dell'epoca: dove le oranges (arance) sono la Sicilia
e i macaroni (maccheroni) i napoletani, ovvero i Borboni.
Un anno dopo (a cottura ultimata) sarebbe avvenuta l’Unità
d’Italia. In questo periodo di grande mutazione storica,
laboriosi maccaronari animati da gran fervore creativo,
inventavano nuove macchine e nuove trafile, dando così
vita a innumerevoli tipi di pasta…
I
NOMI DELLE PASTE
E’
così vasta la terminologia dei formati di pasta che
ad elencarli tutti nello spazio disponibile di questo opuscolo
è certamente compito difficile. La fantasia dei pastai,
infatti, man mano che si perfezionavano le tecniche di preparazione
delle trafile, ha dato vita, nel corso degli ultimi centocinquant’anni,
a centinaia di diverse (dialettalmente parlando) ciorte
(sorte) di pasta. Si tratta quasi sempre di nomi che traggono
ispirazione dalla natura, nonché da oggetti e dal
corpo umano, dalla storia e dai suoi protagonisti. Oppure
più semplicemente dalla particolare forma. Nacquero
così Anelli, Crocette, Fettucce, Ruote e Quadretti,
ispirati ad oggetti di uso giornaliero; Orecchiette, Gomiti,
Occhi, Linguine, Capellini che hanno un chiaro riferimento
a parti del corpo umano, sesso compreso, vista la presenza
sul mercato degli ironici e maliziosi Cazzilli e Fichette.
E poi ancora Occhi d’elefante, Occhi di pernice, Conchiglie,
Telline, Occhi di lupo, Lumache, Farfalle, Semi di mela,
Semi di melone, Acini di pepe, Sedani. Facilmente assimilabili
all’abbigliamento sono le Mezze Maniche, Trenette,
Bavette,
Maniche e Perline. Di origine “idraulica” sono
i Tubetti, Tubettoni, Cannelloni e Canneroni.
Pastai entusiasti delle guerre in Africa costruirono le
trafile per i Tripolini mentre le Mafalde, le larghe tagliatelle
con bordo merlato, e le più piccole Mafaldine, furono
un omaggio ai membri della casa reale Savoia. I Paternostri
e le Avemarie furono prodotte per persone profondamente
religiose le quali potevano calcolarne la cottura che durava
il tempo di una preghiera. Irriverenti ed ironico-religiosi
sono gli Strozzapreti mentre i solchi presenti sulla superfice
esterna della pasta hanno dato il nome alle Millerighe e
a i Rigatoni. Dalla pasta con forma attorcigliata nacquero
le Eliche, Elicoidali, Fusilli, Tortiglioni, e Stortini,
mentre molto palesemente richiamano l’uso del coltello
per la loro realizzazione i Maltagliati, i Tagliolini e
le Tagliatelle. E poi ancora le Penne che alludono
allo strumento per la scrittura e la Calamarata, il cui
nopme deriva dalla forma dei cerchi di calamaro pronto per
il fritto.
Abbiamo lasciato per ultimo le Lasagne e i Vermicelli che,
insieme ai Maccheroni, sono sicuramente i termini più
antichi per denominare la pasta e i suoi formati. Il termine
Lasagna deriva dal latino lagana con cui erano indicate
delle sottili strisce di pasta normalmente cotte nell’olio,
mentre i Vermicelli furono chiamati così per la loro
somiglianza a piccoli vermi, visto che gli stessi, infatti,
erano fatti a mano, e quindi storti, e tagliati molto più
corti degli attuali.
Con il temine Maccheroni si indicano i formati di pasta
in genere, come ad esempio gli Ziti, maschile di Zite (donna
prossima al matrimonio, sposa). Il termine trae origine
dal formato di pasta che per tradizione veniva utilizzato
durante il pranzo di nozze della sposa: i maccheroni della
zita. Dagli ziti provengono gli Zitoni, un formato più
grande, e poi ancora i Paccheri, termine napoletano che
sta per schiaffo, per cui sono anche detti Schiaffoni. Alcuni
studiosi della materia danno l’origine del nome al
rumore (come uno schiaffo) che fanno quando vengono rimescolati
nella zuppiera pieni di salsa, altri lo attribuiscono alla
bontà del formato che, ben condito con salsa e ricotta
(o come meglio si crede), stordisce il palato proprio come
un pacchero.
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