L'uso
di nuove macchine portò primo fra tutti all'abbandono del metodo
di impasto che fino alla fine del 1800 veniva effettuato con i
piedi.

La
produzione della pasta avveniva principalmente con l'utilizzo
di semola di grano duro. La varietà di frumento utilizzata all'epoca,
detta Saragolle, proveniva principalmente dalle campagne foggiane.
Il grano duro rispetto al grano tenero (utilizzato per lo più
per la produzione di pasta fresca e di pane) dotava il prodotto
finito di migliori proprietà organolettiche, di una migliore conservazione
e di una migliore tenuta alla cottura. Si perfezionarono impastatrici,
gramolatrici e torchi variamente azionati con energie umane o
idrauliche o animali. Una grande spinta in tal senso fu data dalla
presenza a Torre Annunziata della Real Fabbrica D'Armi, costruita
nel 1750 da Re Carlo di Borbone.

La
Fabbrica D'Armi non rappresentò per Torre Annunziata solo un fatto
economico, per la quantità di mano d'opera che assorbì, anche
se in maggioranza non locale. Rappresentò soprattutto un fatto
sociale. La venuta a Torre di tecnici stranieri e di esperti del
regno determinò l'inizio di un salto di qualità dell'ambiente
operaio torrese. Si formò una scuola di espertissimi operai meccanici
e di validissimi capi operai, i quali contribuirono all'evoluzione
professionale dell'artigianato locale alla trasformazione tecnica
e tecnologica sdell'industria molitoria e della pasta del secolo
scorso.(2)
Ma
mentre vari cicli della produzione si avvalevano dell'evoluzione
delle macchine, per diversi anni ancora andò avanti il procedimento
di essiccazione naturale. I lunghi filari di canne e di telai
ricolmi di pasta ricoprivano gli immensi terrazzi e i cortili
dei pastifici. Finanche i marciapiedi delle strade venivano utilizzati
per l'asciugamento dei maccheroni. Una vera e propria arte tramandata
di padre in figlio, quella della essiccazione.
