L'inizio
dell'attività industriale dell'arte bianca a Torre Annunziata
è indubbiamente legata al nome del conte Muzio Tuttavilla e all'escavazione
del canale Conte di Sarno. Quest'opera, da lui fortemente voluta,
e che aveva lo scopo di di alimentare le macine di tre molini
costruiti in città, segnò di fatto la svolta industriale futura
di Torre Annunziata. I primi due molini sorsero lungo l'attuale
corso Garibaldi, il terzo dove attualmente insiste il dismesso
cinema Metropolitan. Fu così che l'attività dei molini fece sviluppare
rapidamente un intenso commercio di grano e di pasta il cui traffico
avveniva anche con navi grazie all'utilizzo della vicina marina.
Il clima, secco e ventilato della nostra zona, e l'operosità della
nostra gente insieme al canale conte di Sarno ed al porto - le
cui caratteristiche consentivano l'attracco di navi di grossa
stazza - furono in effetti il "poker d'assi" che avrebbe portato
la città ad essere conosciuta in tutto il mondo. E con l'incremento
dell'attività pastaia, di pari passo, ferveva l'ingegno degli
operatori nella ricerca di sempre nuove soluzioni tecniche per
gli strumenti dell'arte di fabbricare pasta. Le prime trafile
ad uso industriale furono costruite e sperimentate a Torre e molti
dei formati di pasta (in dialetto anche detta sorta o sciorta
di pasta) attualmente in produzione, sono certamente opera della
fantasia dei tecnici e dei pastai locali.
I
maccheroni, fabbricati con la trafila, hanno avuto origine a Napoli
e provincia, tra la fine del '400 ed i primi del '500. E' ormai
accertato che, prima dell'apparire del torchio delle monete, inventato
da Brucher, scultore parigino, nel 1511, nel napoletano, e, più
specificamente a Torre Annunziata, il maggior centro dell'industria
pastaia della regione, era in uso la trafila "per fare maccheroni",
paste corte e pastine.

Il
primo dato storico inoppugnabile si può desumere dai "capitoli
dei privilegi della città di Napoli" nel 1509, dove si legge testualmente:
"Quando la farina saglie (aumenta di prezzo) per guerra, carestia
e per indisposizione di stagione, a cinque carlini in su il tomolo,
non si abbiano a fare taralli, copule, maccaroncini, trii, vermicelli,
ne altra pasta, exceptuo in caso di necessità di malati, sotto
pena di mezzo Augustale (moneta d'oro coniata da Federico II )
per la prima volta…(estratto dall'omnibus lett. a, 10, n°17, Biblioteca
nazionale, Napoli, riportato da Tommaso Semmoli in "I maccheroni").
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